Febbraio 2012
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fine
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365
Qualsiasi cosa siano mai stati.
Questi calendari appuntiti.
Di aspettative impossibili.
Respiro in apnea.
Nulla può più finire.
Dopo un punto.
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364
Sudario che ricade nel fango.
Addensato fra i calpestii. D’opinioni.
Verrà l’immagine venerata.
La parola giustamente condannata.
Per ammutolirsi fra la musica.
Il suono s’è fatto verbo.
La carne ferita.
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363
Di paure e revisioni.
Di asserzioni ed inserzioni.
Valzer di terra e di rivoluzioni.
Di vuoti colmi.
Di bufere deserte.
Di epoche estinte.
Di istinti epocali.
Di uomini. Colori. Maschere. Messinscene. Tragedie.
Di luci in sottofondo e carezze di lacrime.
Di quanto teatro inutile e immenso.
È madre l’umanità.
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362
Ecco la prima volta che si ripete.
Una cerimonia sa già tutto.
Ma non fugge dalla sconfitta.
Vi va incontro con trasporto.
E devozione.
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361
Con i tuoi sogni bagnati nel profumo di antiche canzoni.
Ogni istante si intreccia di vite.
Crea una storia.
Poi un’epoca.
Poi la Storia.
Un ricamo di passi nel più grande romanzo.
O d’un attimo microscopico più di un atomo aggrovigliato.
2 massimo
360
Il secondo è lì che aspetta.
Come il penultimo che si nasconde.
Lì nel mezzo non c’è primato.
Piccole invidie da primati.
2 massimo
359
Si celebra si cela e si commemora.
Si compiange si congela si rimpiange.
Inauguro ora la mia santa settimana.
2 massimo
358
Da bambini guardavamo il soffitto.
Sognavamo un mondo a testa in giù.
Mai nessuno però ha costruito case all’incontrario.
Mai nessuno è stato inutile.
Come la mente di un bambino.
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357
Oggi non scrivo.
Non ho voglia.
Lascio tutto in bianco.
Quando i passi solcano orme.
Sui bianchi.
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356
Se decidi di non esserci.
Libero come i pallini di un maglione.
Le forbici rinchiuse.
Gli impermeabili d’estate.
Oltre il non appartenere.
Resta l’oblio nel tuo accordo.
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355
Si piegano gli occhi.
Accartoccia la pelle dietro le orecchie.
Il cervello sembra rotolarsi all’indietro.
È un’ansia quotidiana.
Apatica irrefrenabile trincea.
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354
Scricchiola la neve.
Sotto le suole.
Un suono tondo e chiuso.
Una coperta sulla città.
Che si gira di lato e supplica.
Ancora cinque minuti.
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353
Si muore spesso nei week end.
In continuazione.
Eppure senza domenica.
Non esisterebbero le settimane.
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352
Siamo aperti dalle otto agli ottant’anni.
Chiusi nei giorni feriti.
Sotto le coperte dei buoni umori.
Vendiamo ormoni e armonie.
Astenersi esitazioni.
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351
Non abbiate fede.
Che i numeri durino in eterno.
Nonostante siano infiniti.
Sono fatti per contare.
Arginare finire e colonizzare.
Ogni cosa.
2 massimo
350
Assume un sapore diverso.
Un verso decantato e maturo.
Il retrogusto si arrotonda in bocca.
Anche quando marcisce.
2 massimo
349
Anche quando credi.
Sicuro come un assassino.
Di poter scolpire l’inchiostro.
Ogni fiato ti scava e prosciuga.
E si resta nudi. Inutili come l’acqua.
Gennaio 2012
31 post
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348
Bagliori quotidiani.
Svogliati religiosamente.
Sfoglie di pagine ripiene.
Lettori disattenti e letti.
La messa è sfinita.
347
Il tuo riccio ad orologeria.
Che calma i nervi e gli abbandoni.
Il tuo pigro rotolare.
Dondola mastica e ti addormenta.
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346
Se io potessi.
Di nota in nota accordare i tuoi discorsi.
Provare a sdraiarmi nell’incomprensibile.
Ritroverai un senso che ci ucciderà.
Ci renderà muti fino ai piedi.
2 massimo
345
Più difficile è per un fiore.
Volare via rischiando nessuna terra.
Che rimaner piantato nell’arido.
Sapendo di appassirsi.
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344
Dei devoti faranno calici.
Bloccheranno la coscienza sull’uscio.
Ma la melodia nel tempo si verserà.
E vestirà le esitazioni di bianco.
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343
Non mi troverai mai.
Qui in questi versi.
Che disabito spesso.
E lascio morire nell’oceano.
Come conchiglie nella sabbia.
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342
Fra i tasti calpestati.
Ho visto Majakovskij squartare ogni virgola.
Salpare nelle strade fumanti.
Lontano dai Marinetti di confine.
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341
Credimi ti ho dato credito.
Credevo servisse a crescere.
Creati e chissà quando al Creatore.
Credenze in legno e credulone.
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340
Io non sono nessuno.
Non sono mai stato nessuno.
Rispondo con frullati.
Un camaleonte di rimbombi.
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339
Come se ci fosse da spiegare. Un abbandono.
Abbondanti fianchi in gola.
Cure per deboli di cuore.
Restare in casa con la pioggia.
D’inverno poi. Dormire.
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338
Dubito ci ritroveremo.
In questo tempo assorto.
Incudine di eterna possessione.
Se mai fosse impossibile l’eterno.
La gioia istantanea.
Allora addio. Buongiorno.
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337
Eravamo talmente occupati su come morire.
Che a vivere non ci pensava più nessuno.
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336
Si trema al buio. Più che nel ghiaccio.
Quando un mostro muore resta un fantasma.
Non può tornare indietro. Bussare alla tua porta.
Se non credi più agli spettri.
Che se ci credi è impossibile.
Incredibile quanto un mostro.
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335
Sospendo i pianti sulle note lunghe.
Sotto tronchi arruginiti.
Per quel peccato che ti riscalda.
Fuoco che consuma piano il piacere.
Pettinato fra le catene.
Senza il sapore di parole.
O con le solite quattro righe.
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334
Sembrava che il mondo intero avesse qualcosa da dire.
Era sul punto d’esplodere.
E prima di ogni zolla rimestata è uno sterminio.
In attesa sul cratere.
Ognuno nei suoi sguardi giornalieri.
In attesa continua.
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333
E io dove sono.
Sei lì fra parentesi.
Potrei bussare per cercarmi.
Non credo che apriranno. Non ti conoscono.
E le parentesi.
Le parentesi sono tombe.
3 massimo
332
Non quando avrai ucciso dio.
Ma mentre guarderai malizioso il suo trono libero.
Sarà quella l’ora delle tentazioni.
2 massimo
331
Prima che i giorni si dissolveranno senza cifre.
Che l’eco dei ricordi diventerà un cupo tamburo.
Avrai ancora una buona scusa per un altro respiro.
Ed il cuore batte ancora.
Fragile e preciso come un quarzo.
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330
Provincia che vivi di passi contati.
Di strade circolari che non vanno via.
E se vanno ritornano chissà quando.
Appartengo ai suoni che respiri.
Al limite tuo ostacolo e difesa.
Cinta muraria e riposo.
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329
Salva con nome.
Dall’oblio selvaggio e muto.
Si salva. Si conserva. Si rapisce.
Diluisce liquido ciò che non è stato.
Perché mai nominato
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328
Crisi che vieni.
Crisi che vai e poi resti.
Crisi che uccidi e risolvi.
Crisi da visitare ed arredare.
Crisi di un amore. Anzi no.
Crisi e ripartenza.
C’è crisi. No.
Ci sta la crisi. Ci sta dentro.
Ci siamo noi.
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327
C’era un uomo sempre in viaggio.
Dicevano che scappava da se stesso.
Quando si ritrovò da solo si amò alla follia.
Gli altri lo consideravano pazzo.
Mentre fuggivano sul posto.
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326
L’inchiostro si dissanguava.
Correndo lungo i sentieri di montagna.
Ciclista in fuga dalla lingua.
Nel nero di seppia dei quotidiani.
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325
Tu padrone della tua voce rotta.
Tu a capo dei tuoi sentimenti incontrollati.
Tu ligio al dovere.
Tu vorace nel parlare e stitico nel ricordare.
Tu sempre presente anche negli elenchi.
Sai bene che la tua condanna è paura.
La stessa che provi allo specchio.
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324
Ecco finito il mondo.
Consumato e digerito.
Ecco la fine del mondo.
Oltre le colonne d’ercole.
Pronti a tuffarsi nel male placido.
Angoscia di ogni decadenza.
L’eterno ritorno dona a loro o signore.
323
Torna indietro con la memoria.
Oltre la memoria stessa.
Prima di camminare. Di parlare.
Prima di piangere e respirare.
Prima ancora di aprire gli occhi alla realtà.
Se potessi ricordare il primo gesto prima del nulla.
Tu sognavi.
2 massimo
322
Chi potendo scegliere.
Fra un cervello e due ali.
Sprecherebbe un’esistenza intera a immaginare di volare.
Invece di lanciarsi in picchiata sopra le città.
Ed avere il vuoto.
2 massimo
321
Piene le periferie.
Pieni gli autobus. I ristoranti.
Pieni i cappotti. Le roulotte.
Pieni i panini ripieni. Piene le auto della polizia.
Pieni i ripiani. Pieni i pompieri.
Pieni di odio. Pieni di iodio.
Pieni di pene. E di peni.
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320
Il limite del proprio scrivere sta nel non saperlo fare.
Provare per un tempo incerto.
Quanto un non pensarci che può durare anni e un minuto.
Il dono profetico d’esser scritto.
Di lasciare alla tastiera il compito di pigiare i tuoi polpastrelli.
3 massimo
319
Tutto ad un tratto la penna si fermò.
Scavalcò l’ostacolo e aprì una parentesi.
Scrisse molto in quella galleria.
Tanto da non ricordare neanche più i contorni.
Del tratto lasciato in entrata.
4 massimo
318
Come in apparenza.
Appare vera la verità.
Solo per essersi avverata.
Allora ripudierai il torto.
Per l’unica ragione d’essere reale.
Dicembre 2011
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2 massimo
317
Il tuo fiato lettore.
Sul collo della mia penna.
Mi atterrisci nel desiderio emozionato.
Non c’è parola che possa spiegare niente.
È tutto uno stupido gioco sacro